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venerdì, 14 maggio 2004
"Danilo Dolci, Memora e Utopia " Verona 19 maggio 2004 Testimonianaze "A cosa vi fa pensare un fiore?" di Carlo Romano Lavoro da più di 30 anni presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Palermo nell’ambito della Psicologia dell’Educazione e sin dall’inizio della mia attività professionale i miei interessi si sono orientati verso la ricerca di un metodo che permettesse a tutti coloro che partecipano ai processi formativi (docenti e discenti) di essere ricercatori, protagonisti, attori, elaboratori essi stessi di saperi piuttosto che semplici fruitori passivi di un insegnamento/apprendimento basato sulla trasmissione unidirezionale (la cosiddetta lezione frontale, magistrale…). Lungo questo percorso di ricerca da un lato lo scontro con la sordità delle istituzioni che si occupano di formazione (nella fattispecie l’Università) mi spinge verso un atteggiamento pessimistico (non c’è speranza) visto che sempre più i processi formativi sono affidati alla super concentrazione di informazioni da trasmettere in poche ore di lezioni (Vedi riforme), alla formazione a distanza (e-learning), a dinamiche che estraniano e isolano chi traghetta un percorso di formazione. dall’altro sia l’incontro con la Pedagogia attiva, la Ricerca-azione, l’Apprendimento per scoperta, la Teoria della Gestalt, la Psicologia umanistica, l’approccio Sistemico relazionale, il Cognitivismo, il Costruttivismo, le Neuroscienze, che le molteplici verifiche da me sperimentate sul campo, rafforzano la mia convinzione della possibilità di un cambiamento radicale nella gestione metodologico/didattica dei processi formativi, convinzione che si è radicalizzata dopo l’approfondimento del metodo Maieutico-creativo di Danilo DOLCI. Considerato che maieutica è comunicazione, reciprocità, partecipazione mi sono chiesto come poter dare un contributo per evitare il paradosso di fare una lezione sulla maieutica di DANILO poiché solo nello scambio è possibile penetrarne i significati, coglierne il senso. Ho pensato, come testimonianza, di raccontare un episodio che ho vissuto con DANILO e che nella mia esperienza personale e professionale è stato - e continua a essere - occasione di riflessione e apprendimento. Ho avuto modo di conoscere e seguire più da vicino DANILO soprattutto negli ultimi mesi della sua vita, nel periodo in cui - colpito dalla malattia - fu necessario seguirlo e attenzionarlo nei diversi ricoveri ospedalieri. Una sera di maggio del ’97, a conclusione dell’ultimo suo incontro pubblico ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, prima di accompagnarlo a casa a Trappeto decidemmo di andare a mangiare una pizza, invitati anche da una magnifica serata in cui nel cielo apparivano nitide le stelle. Scelta la pizzeria a noi familiare che abbiamo raggiunto lungo il percorso, appena arrivati ci sedemmo attorno a un tavolo nel terrazzato all’aperto circondato da siepi, alberi e fiori. Eravamo una diecina di persone. Dopo aver ordinato le pizze DANILO, rivolgendosi a ognuno di noi, chiede: "A cosa vi fa pensare un fiore?", "Cosa vi viene in mente, pensando a un fiore?". "Un fiore?" dico sbalordito tra me e me. "A cosa dovrebbe farmi pensare un fiore…?", "Cosa c’è da dire di un fiore?… un fiore è un fiore…". Provo a fare mente locale, a visualizzare qualcuno delle le migliaia di fiori da me visti nella mia vita, cercare qualunque connessione che potesse avere un senso… ma invano… Quando arriva il mio turno di parola butto giù le prime banalità che mi vengono in mente, consapevole di non essere riuscito a cogliere niente di significativo e di non aver minimamente contribuito alla riflessione collettiva. Lì per lì fui attraversato da un inquietante disagio non tanto per il mancato contributo alla discussione generata dalla domanda di DANILO o alla relativa cattiva impressione che avevo potuto dare agli altri, quanto piuttosto nel rendermi improvvisamente consapevole che, sebbene da una vita i miei occhi avessero visto fiori, non mi ero mai soffermato un solo istante ad osservarli e a cogliere elementi e dettagli che andassero oltre al superficiale e fugace sguardo con il quale si è soliti guardarsi attorno. Scoprivo insomma di avere occhi appassiti, miopi, di essere quasi cieco di fronte a una ricca e variegata realtà che quotidianamente mi aveva circondato da più di mezzo secolo. Se si pensa che, provenendo da una famiglia contadina, nella mia adolescenza giornalmente per intere estati ho vissuto in mezzo ai campi a calpestare, tagliare fiori ed erbe infestanti (ho vissuto cioè gran parte della mia infanzia e adolescenza in mezzo ai fiori di campo) si può capire quanto inquietante sia stato per me scoprire di essere stato quasi cieco per buona parte del mio ciclo vitale credendo al contempo di possedere una buona vista per guardare… dove? chi? cosa? con quale atteggiamento? Dopo qualche settimana da quell’incontro DANILO fu ricoverato in ospedale a Partinico. Per andarlo a trovare da Palermo percorrevo una strada interna montagnosa. Sapendo del suo interesse per i fiori decisi, ogni volta che andavo in ospedale, di prendermi un tempo per cercare qualche fiore particolare capace di colpire la sua attenzione e fare esplodere tutta la sua gioia per la vita con quei "che meraviglia!!!" "che bello!!!" "Ahhh!"! che spesso accompagnavano i suoi commenti su ciò che ricadeva sotto la sua osservazione. In cuor mio desideravo riscattarmi e rispondere alla sua domanda con l’azione, visto che non ero riuscito a farlo con le parole. L’esito di questa decisione fu che ogni volta io ero spinto ad attivare una ricerca meticolosa, un’osservazione minuziosa, una attenta selezione poiché il mio obiettivo era sbalordirlo. Ma straordinariamente… più cercavo di sbalordire lui, più io rimanevo incantato dalle scoperte che via via andavo facendo… E così, passate alcune settimane, mi sono trovato: a riscoprire colori, forme, odori, sfumature, contrasti, a scoprire miniature, strutture, strutture di strutture, a esplorare la complessità, a cogliere (detto alla DANILO) il "palpitare di nessi", a immergermi e riflettere un microcosmo che possiede in sé le potenzialità del macrocosmo, ad emozionarmi di fronte al processo che porta a fare appassire un fiore per germogliare nuova vita… ; scoperte fatte non dalla lettura di un libro o dalla spiegazione di un dotto insegnante, ma tramite la mia osservazione a partire da una semplice domanda che era stata capace di: spingermi a osservare, interrogarmi aprirmi all’autocritica "muovere" le mie energie attivare la smania per cercare di capire, saperne di più autogenerare un processo di ricerca creativa (apprendere, approfondire) socializzare e quindi condividere le mie scoperte in sintesi, mettere in moto quel processo maieutico coevolutivo che sempre ha caratterizzato la scelta metodologica di DANILO in ogni sua esperienza. Sia le relazioni interpersonali/conviviali che quelle che lo portavano a generare complessi processi sociali che coinvolgevano migliaia di persone - attraverso le autoanalisi collettive da lui coordinate - si nutrivano sovente di domande: "cosa è possibile fare per generare cambiamenti?" "cosa pensate di…?" "cosa vi viene in mente…?". Domande che non contenevano in sé alcuna risposta, che non erano tese a mortificare o a produrre competitività, saccenteria, arroganza. Semplicemente… tese a generare pensieri autonomi, a spingere a pensare con la propria testa, ad attivare consapevolezza, a condividere emozioni e costruire assieme/collettivamente nuove conoscenze, a muovere energie per agire e generare reali ed efficaci cambiamenti. Una spirale virtuosa dove ogni uno donava e riceveva, arricchiva gli altri della propria energia e si arricchiva dell’energia degli altri. Come quando alla domanda "come è possibile risolvere l’endemico problema della mancanza d’acqua a Partinico?" un contadino, dopo un lungo dibattito affermò "ci vulissi un bacili". Affermazione che condusse il gruppo a ideare e a realizzare poi una diga. Ritornando al racconto, ogni volta che arrivavo da DANILO con un fiore diverso era una festa, un’esplosione di gioia!!! E naturalmente ciò mi spingeva ancor più a cercare, osservare, soffermarmi, confrontare, scoprire, meravigliarmi, rimanere estasiato, sentirmi fiero… Ho raggiunto il clou quando a dicembre sono riuscito a scovare in mezzo ai rovi di un roseto una rosa piccolissima, appena schiusa: una miniatura di colore arancione, grande quanto una nocciolina, completa nelle sue forme e nella sua struttura. Quella volta ricordo che DANILO sgranando gli occhi, rimase incantato a guardarla, palesemente affascinato. Poi chiamò gran parte del personale dell’ospedale (che intanto avevano anche avuto modo di conoscerlo) ad ammirare quella meravigliosa scultura naturale. Debbo dire che questa ricerca non si è più fermata. Qualche mese fa, dopo aver piantato delle fave con dei bambini di scuola d’infanzia, nell’andare con loro a osservarne la crescita, sono stato letteralmente travolto dal contrasto bianco/nero dei fiori delle fave che gli stessi bambini mi segnalavano con grande euforia: "guarda, guarda, sono bianchi e neri…" accorgendomi ancora una volta come quei fiori che avrò visto migliaia di volte erano stati per me solamente anonimi, indistinti e generici fiori. Spesso DANILO concludeva le sue riflessioni facendo riferimento a tutto ciò che nei comportamenti della gente semplice esprimeva a suo avviso poesia e cultura ed era solito affermare "Se questa non è cultura, o… se questa non è poesia… io non so cosa sia cultura, cosa sia poesia". In riferimento a questo suo modo di dire e al titolo di un suo volume di poesie "Se gli occhi fioriscono" anch’io desidero concludere il racconto di questa mia esperienza dicendo: "Se questo non è fiorire di occhi, io non so cosa sia il fiorire degli occhi e, aggiungerei, della mente". "E se questa non è maieutica, io non so cosa sia maieutica". Impegniamoci a non disperdere questo insegnamento di DANILO affinché soprattutto i luoghi di formazione possano perennemente - generazione dopo generazione - far fiorire occhi, germinare curiosità/dubbi/domande, sbocciare menti, germogliare emozioni, espandere creatività, tutelare il rispetto e la dignità di ogni uno. postato da interlinea, 14:43 | link | commenti |